L’icona pop del Califfo, ovvero un «?romanaccio sbruffone?» dedito alle donne e alle brutte compagnie, sembra reale ma è una delle letture possibili. È solo cattiva letteratura. Questo libello decostruisce la figura pubblica di Franco Califano per lasciare campo libero all’artista: popolare e abissale, capace di scrivere canzoni dolcemente tragiche e monologhi sapienziali travestiti da farsa. Il suo stile è per ascoltatori dallo stomaco forte ma dal palato fino.Califano è il cantore della sconfitta ed era forse fatale che la vita si accanisse contro di lui, per offrire nutrimento alla sua musa. Anche il limitato successo andrebbe forse accettato alla luce del suo esistenzialismo «?borgataro?»: doveva andare così, era destino. E se la sua opera complessiva è giunta a noi posteri un po’ disarticolata, non raccolta in costosi cofanetti discografici, non monumentalizzata, in fondo va bene così. I monumenti lasciamoli ai piccioni. Ciò che importa è calare il sipario sul Franco Califano saltimbanco, per illuminare con la giusta luce il poeta musicale.Si accenderanno luci sul poetaMa calerà il sipario sul buffoneStasera scriverai per la tua vitaLa tua più triste ed ultima canzone (Franco Califano)